L’altra faccia dei social network post pandemia

Una ricerca dell’Università di Bath ha evidenziato quanto una pausa di 7 giorni dalla fruizione ossessiva dei social possa avere benefici più che positivi sulla serenità e su tutto l’organismo dei giovani. A giovarne maggiormente è la fascia d’età al di sotto dei 20 anni

Il lungo periodo pandemico, con il rischio contagi che non ha ancora abbandonato il globo, ha lasciato degli strascichi molto importanti nella quotidianità, con tracce più o meno visibili con le quali bisogna fare costantemente i conti. La paura di un presente incerto e di un futuro fragile, la consapevolezza del tempo limitato, i timori per lo stato di salute di sé e dei propri cari, così come la costante sensazione di solitudine. Tra lockdown, isolamento, quarantene e l’impossibilità spesso di vedere persino parenti e amici, gli unici fidi compagni in quegli assurdi giorni, sono stati i dispositivi elettronici. Smartphone, tablet, pc versatili per ogni uso: prodi alleati nella scelta di un film o di una serie tv da guardare, utili per lo shopping ed ogni tipo di commissioni, podcast, lezioni in streaming e tanto altro.

Inutile negarlo: la maggior parte del tempo speso al cellulare, lo dedichiamo ai social network. Nei momenti di maggiore noia, anche solo scrollare le home di Facebook, Instagram, Twitter e TikTok permetteva di avere uno sguardo ampio sul mondo, di interagire con i cari lontani ma soprattutto sorridere. Come ogni dipendenza che si rispetti però, quella che inizia come un’eccezione, diventa in breve tempo un’abitudine e si trasforma, inconsapevolmente in tossicità. In particolar modo giovani ed adolescenti infatti, proprio dopo il periodo covid, ha esponenzialmente aumentato il proprio tempo di fruizione dei social, non riuscendo più a distaccarsi. Ciò che aveva in un contesto diverso e drammatico un effetto benefico diventa quindi specchio di negatività, ansie, insoddisfazione e fragilità, derivanti dal mondo online, sempre patinato, perfetto, impeccabile, invidiabile…ma spesso al contempo, anche finto ed inesistente.

Sono proprio i dati a dare un segnale importante inerente a questo fenomeno: uno studio coordinato dall’Università di Bath pubblicato sulla rivista Cyberpsychology, Behavior and Social Networking, ha chiesto a un gruppo di persone tra i 18 e i 72 anni con età media poco al di sotto dei 30 anni di sospendere l’uso dei social per una settimana. Sette giorni con la possibilità di poter consultare ed utilizzare ovviamente gli smartphone, senza i social e le app più utilizzate. Il risultato è stato davvero incredibile: molti dei partecipanti, hanno dichiarato di aver conquistato nove ore di libertà da dedicare a se stessi e ad attività diverse e maggiormente stimolanti dei social network. Ma non solo: delle 154 persone coinvolte, tutte con una frequenza media di fruizione dei social di 8-9 ore a settimana, il riscontro emotivo risultava essere molto più positivo. I livelli di depressione, ansia e benessere sono nettamente scesi con lo stop dei social di sette giorni o con la consultazione settimanale degli stessi solo di qualche minuto. La differenza è persino abissale: il gruppo che aveva sospeso l’uso dei social registrava livelli di depressione e ansia più bassi rispettivamente di 2.2 punti e di 1.7 punti, con valori positivi di circa 5 punti.

Eppure, interrompere repentinamente la consultazione dei social o diminuirla a dismisura non è così semplice: molti adolescenti infatti, subiscono la sindrome Fomo (Fear Of Missing Out) che porta grande disagio nel momento in cui non riescono a guardare il telefono o monitorare i propri profili ad intervalli molto brevi, con la paura di essere “tagliati fuori” dal popolo del web ed ancor di più dalla vita social e virtuale della propria cerchia di amici. Al contempo, consultare spasmodicamente i social porta un grande senso di inadeguatezza e tristezza. In una seconda indagine tenuta ancora nel Regno Unito e ripresa dal Financial Times, tra il 2003 e il 2018 è stato registrato in particolar modo tra adolescenti e giovani, un forte aumento dell’ansia, della depressione e di fenomeni di autolesionismo, che hanno portato a lungo andare a malesseri gravi nel ramo della nutrizione e del metabolismo. Insomma, è necessario comprendere i propri limiti senza mai superarli e scindere bene la vita online, virtuale da quella reale fatta di facce, odori, sapori…insomma, di realtà. E quando un passatempo che dovrebbe svagarci ed arricchirci diventa invece un elemento negativo, è lì che bisogna comprendere che è necessario allontanarsene. L’inizio può essere graduale: diminuire il tempo di utilizzo di app specifiche a rotazione, dedicarsi ad attività che precedentemente non si ritagliavano il giusto tempo e la giusta attenzione, confrontarsi con amici e parenti, magari davanti ad una bibita fresca, procedendo per step ed obiettivi raggiunti che possano gratificare. Insomma, riprendersi il proprio tempo ed utilizzarlo nel miglior modo: per la propria serenità.

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