Amazon ancora nel mirino dell’antitrust

Il Tar del Lazio conferma la maxi multa miliardaria alla multinazionale ma decadono gli obblighi.

Il colosso statunitense, accusato di abuso di posizione dominante per danneggiare i concorrenti nel servizio di logistica e-commerce, non si ferma in attesa del prossimo step giudiziario di ottobre

Tanto tuonò che piovve. Ne sa qualcosa il colosso Amazon, ormai da dicembre sotto i riflettori dell’Antitrust. I numeri sempre crescenti del post lockdown infatti, hanno insospettito fortemente i competitor, appellatisi all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Maxi multa ad Amazon Europe Core, Amazon Services Europe, Amazon Italia Logistica S.r.l., Amazon EU ed Amazon Italia Services S.r.l. di oltre un miliardo di euro per abuso di posizione dominante e per aver danneggiato i concorrenti nel servizio di logistica e-commerce. A causa del costo duplicato dei magazzini registrato nell’ultimo anno, i venditori affiliati alla logistica di Amazon sono scoraggiati dall’offrire i propri prodotti su altre piattaforme online con la stessa varietà di prodotti. Sono venute così a mancare le condizioni concorrenziali dei mercati rilevanti, controllate inoltre ancor più approfonditamente nei mesi successivi.

La stessa indagine antitrust è partita da un ramo minore nel 2019 che aveva coinvolto anche i colossi Apple, Facebook e Google, rei di aver reso saturo il mercato digitale. Già nel luglio 2020, le quattro aziende sono state chiamate dall’Antitrust a testimoniare, collezionando però soltanto missive e rinvii. Arriviamo così al 2021, quando la problematica era stata già messa sotto i riflettori da numerose inchieste condotte da Reuters, The Wall Street Journal e The Markup: nel mirino proprio Amazon ed il suo impero incontrastato online. Dal loro canto, i vertici aziendali hanno sempre smentito di aver utilizzato i dati dei venditori terzi per scopi anticoncorrenziali, sviluppando e promuovendo così esclusivamente i propri prodotti. La commissione antitrust invece, sostiene che i dipendenti avevano accesso ai dati di terzi utilizzandoli abitualmente e violando regolarmente il diritto di privacy e concorrenza, in sinergia con quanto richiesto anche dagli alti funzionari. Anche l’allora amministratore delegato della società Jeff Bezos, nell’audizione del 2020, dichiarò che Amazon ha regole che impediscono di usare i dati dei venditori terzi per promuovere i propri prodotti, aggiungendo però di non poter confermare che quella politica non fosse stata mai violata.

Intanto, tra inchieste, inganni e processi, la giustizia ha continuato a fare il suo corso. Il Tar del Lazio ha infatti emesso in settimana un’ordinanza di custodia cautelare che prevede la sospensione degli obblighi comportamentali imposti dall’Antitrust nel provvedimento per abuso di posizione dominante del dicembre 2021. Oltre la sanzione infatti, erano stati disposti una serie di obblighi da seguire, tra i quali la concessione di ogni privilegio di vendita e di visibilità a tutti i venditori terzi che rispettino standard equi e non discriminatori per evadere i propri ordini in linea con il livello di servizio Amazon Prime e l’astensione dal negoziare con gli operatori di logistica concorrenti su tariffe e condizioni contrattuali applicate per la logistica degli ordini su Amazon.it al di fuori di FBA. Non è prevista invece nessuna sospensione della maxi multa di 1.128.596.156,33 di euro inflitta alle società Amazon Italia Services, Amazon Italia Logistica, Amazon Europe Core, Amazon Services Europe, Amazon Eu. Proprio per questa ragione, tramite una nota Amazon ha ufficializzato che non intende fermarsi, in attesa del prossimo step giuridico previsto per il 26 ottobre.

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