Facebook e Instagram a rischio chiusura in Europa?

Facebook e Instagram a rischio chiusura in Europa

Facebook e Instagram a rischio chiusura in Europa per l’incognita del trasferimento dati: tutti i dettagli della notizia più chiacchierata della settimana

Zuckerberg ha paventato la possibilità a lungo termine di interrompere il flusso dei colossi Meta in Europa per l’incompatibilità della trasmissione dati con gli Stati Uniti: crollo del titolo in borsa e fruitori divisi

I social media sono ormai entrati a far parte delle quotidianità di milioni di persone, di ogni fascia d’età, provenienza, cultura ed abitudini. Con la nascita di Facebook, ormai Meta, nel 2004 e l’avvento di Instagram nel 2012, un’enorme rete di utenti si è messa in contatto, sfruttando la spiccata interazione e connessione, evolvendosi nel tempo in svariati utilizzi. Sarebbe quasi impossibile immaginare una giornata senza accedere alla home di Facebook per commentare gli umori degli amici o curiosare foto, reel e video di Instagram, a caccia di una diretta di un’influencer seguita. Eppure questa ipotesi soltanto qualche giorno fa, si è improvvisamente concretizzata.

Meta infatti, più noto come Facebook, ha dichiarato di aver intenzione di non fornire più alcuni dei suoi servizi in Europa, portando con sè in questa spirale d’orgoglio, anche Instagram. Il motivo è semplice e riguarda la condivisione dei dati. In un rapporto annuale presentato alla Securities and Exchange Commission, Meta ha annunciato la necessità di una nuova modalità di trasmissione dei dati europei sui server americani, ribadendo che si tratti di un sistema in totale sicurezza. Nel caso in cui non fosse in grado di offrire i servizi più significativi come i due noti social, sarebbe costretto a revocarli in Europa. La capacità di elaborare i dati degli utenti è fondamentale per Meta sia per il corretto funzionamento che per il targeting degli annunci. Al contempo, a differenza del modus operandi del colosso internazionale, la mission delle leggi europee resta sempre la tutela della privacy dei fruitori mantenendo i loro dati esclusivamente all’interno della giurisdizione dell’UE, non trovando e raggiungendo così nuovi accordi con gli Stati Uniti.

Al momento, non è stata ancora fissata una deadline da parte dello stesso Meta, che si conferma ottimista per trovare una soluzione che possa aggradare tutti entro il 2022 ma la possibilità che ciò non accada, pur essendo molto remota, esiste. Le autorità di regolamentazione dell’Unione Europea hanno provato ad intavolare più volte un negoziato con gli Stati Uniti per sostituire il patto di trasferimento dati comprensive di migliaia di aziende, cancellato dalla Corte di giustizia dell’UE nel 2020 per paura che i dati dei cittadini non fossero al sicuro una volta inviati negli Stati Uniti. Per comprendere la reale situazione, il quotidiano finanziario londinese CityAM ha contattato Meta e Nick Clegg, il vicepresidente degli affari globali della società, che ha esortato le autorità di regolamentazione a ridurre al minimo le interruzioni per le altre 70 aziende che hanno fatto affidamento su questi meccanismi per trasferire i propri dati in modo sicuro e protetto.

Ciò però che ha fatto discutere ancor di più appassionati ed addetti ai lavori, è stata la reazione divisiva dei fruitori: alla notizia di una possibile chiusura di Facebook ed Instagram con le loro consorelle WhatsApp e Messenger, una larga fetta era sollevata, invocando a gran voce la disintossicazione forzata dai social media, un’altra parte invece era incredula, scongiurando in maniera netta questa eventualità. Il tam tam mediatico, come spesso accade, ha avuto pesanti ripercussioni anche sul mercato finanziario ed in poche ore Meta ha subito un calo del 26% a causa dei timori sulle prospettive di Facebook, scaturendone la più grande perdita nella storia del mercato azionario. Lunedì scorso invece, le azioni sono scese fino al 4,5%.  La verità, al momento sta nel mezzo: il mercato europeo di Meta al momento costituisce circa il 15% degli utenti totali, un quarto delle entrate totali dell’azienda. La stessa società ha chiarito il concetto espresso in un precedente comunicato dell’eventuale abbandono del mercato europeo, dichiarando ufficialmente di non avere alcuna intenzione di ritirarsi dall’Europa, ma che, come molte altre aziende fa affidamento sui trasferimenti di dati tra l’UE e gli Stati Uniti per operare in più servizi internazionali, tutelando sia la privacy che la sicurezza nazionale.

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