La canapa alimentare si conferma anche in Italia un prodotto vincente per tutto il 2022

Tutti pazzi per il superfood ad altissima sostenibilità: dai semi alla farina, sono tantissimi i benefici alimentari. Ed anche il mercato ne approfitta, con una crescita costante del 200% in tutto il mondo dal 2014 ad oggi e l’Italia che si candida nuovamente tra i paesi con una maggiore produzione

Oltre 10.000 anni fa i popoli della Cina e Mesopotamia, avevano scoperto una pianta quasi magica, dalle infinite proprietà nutritive e dai mille utilizzi. E’ la canapa, non solo utile nella sua fibra tessile per sacchi e rivestimenti ma, in forma alimentare, è un rimedio naturale contro numerosi disturbi.  Già nel 2700 a.C. i suoi impieghi erano molteplici: dall’olio di semi di canapa fino alle foglie ed ai fiori, arrivando persino all’attualità con un mercato mondiale sempre più in crescita.

Dicevamo virtuosa, benefica e nutritiva ma anche dal carattere forte, come chi deve superare numerosi ostacoli per la sopravvivenza. In Italia sono state svariante le difficoltà sul suo cammino: nel 1961, il possibile contenuto di THC al suo interno portò all’inserimento della Cannabis Sativa nel trattato internazionale che vieta la produzione e la fornitura di specifiche sostanze stupefacenti, eccetto che per scopi terapeutici come le cure mediche. L’Italia a riguardo fu ancora più rigida e vennero istituite due leggi che ne proibirono la coltivazione, la prima del 1974 e la seconda dell’anno seguente, approvate dalle Camere senza distinzioni di varietà. E’ necessario un salto temporale nel 1990 per una nuova legge che ne distingue l’uso ricreativo con livelli di THC maggiori a 2 e quello industriale. In particolar modo per i prodotti alimentari, non è ancora stato stabilito il livello ammissibile di THC.

I grandi benefici della canapa hanno dato uno slancio importante a Germania ed Italia che non si sono arrese ed hanno fatto da apripista per la sua reintroduzione nel mercato. Nel nostro Paese, il Ministero della Salute nel 2019 ha fissato il contenuto di THC a 2 mg/kg in semi e farina, 5 mg/kg nell’olio e 2 mg/kg negli integratori alimentari, favorendo l’inclusione nel Catalogo delle Specie Consentite con ben 68 varietà certificate provenienti da tutto il mondo. Così il mercato della canapa ha potuto espandersi in tutta Italia, con circa 60 agricoltori specializzati, attratti dalle incoraggianti prospettive di profitto, fortemente superiori a molte altre colture.

I vantaggi sono molteplici: la canapa è una coltura sostenibile, al 100% utilizzabile in tutte le sue parti con le inflorescenze, i semi, le foglie e lo stelo e le risorse impiegate per la coltivazione sono minime. Si propaga infatti in fretta, cresce rapidamente e si adatta anche a terreni aridi e difficili, riqualificando intere zone agricole, anche montane. Tra i prodotti più richiesti, vi figurano i semi di canapa, autentici superfood, con un sapore gradevole e dolciastro simile a quello delle nocciole. Anche i valori nutritivi sono importanti: proteine facilmente assimilabili dal corpo con acidi grassi polinsaturi utili alla lubrificazione delle membrane cellulari e la farina derivante dai semi funge persino da integratore alimentare.

Non solo benefici ma anche concretezza economica: i numeri del commercio della canapa negli ultimi anni in Italia e nel mondo infatti, sono davvero incredibili. Il mercato globale ha superato i 5 miliardi di dollari in valore e, secondo il tasso di crescita annuale, potrebbe raggiungere i 27.7 miliardi di dollari entro il 2028, come stimato dal report di Verified Market Research. Anche l’impatto covid non ha scalfito il settore canapa, aumentando in Italia gli ettari coltivati del 200% dal 2014 ad oggi senza frenarsi negli ultimi due anni. Le previsioni future a breve termine quindi, sono più che rosee: con l’aumento della richiesta dei prodotti ad altissima sostenibilità, la canapa continuerà a rappresentare un mercato sul quale investire ed un prodotto da acquistare per una fetta sempre crescente di fruitori di ogni fasce d’età e ceto sociale. E dove c’è ambizione, c’è l’Italia che si candida nuovamente a ritagliarsi di diritto un posto sul podio dei paesi maggiormente produttori di tutto il mondo. Mica male.

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